Storia

Affrontare la storia della Villa Puricelli di Lomnago significa necessariamente risalire alle vicende dei proprietari che, fin dalle origini, si sono succeduti abitandovi. Diversamente da Villa Gadola Beltrami e Villa Acquadro Corso, di questa storica dimora la documentazione archi­vistica è risultata assai scarsa e di difficile reperimento. Dei suoi proprietari, i Ranzani, non è stato possibile risalire ad una genealogia, mentre la ricerca catastale dei passaggi di proprietà non ha permesso di reperire documentazione utile alla individuazione delle fasi di costruzione e trasformazione dell'edificio.

Lo studio è stato perciò condotto avvalendosi delle mappe catastali e di una analisi architettonica dell'edificio, con particolare attenzione alla lettura dei segni di trasformazione evidenti sulla compagine muraria.

Nella mappa del Catasto di Carlo VI, detto Catasto Teresiano, dei primi vent'anni del Settecento, l'edificio fronteggiava, come oggi, la piazza principale di Lomnago e risultava circondato da aratori, aratori vitati e orti, terreni che attualmente costituiscono il vasto parco annesso alla Villa.

Il nucleo originario della dimora del reverendo sacerdote Sebastiano Ranzani del fu Giovan Battistaè rappresentato da un impianto a U che abbraccia un cortile, costituito da tre corpi di fabbrica: uno centrale, probabilmente adibito a vera e propria residenza, e due ali laterali, riservate agli ambienti di servizio.

FotoStorica1II corpo centrale presenta ancora oggi, nel piano terreno e nel piano nobile, il tipico impianto Cinque-­Seicentesco, caratterizzato da vani in infilata, diviso successivamente al centro da un passaggio che metteva in comunicazione il cortile con l'orto retrostante. Tale suddivisione interna è ben riconoscibile negli ambienti oggi utilizzati come biblioteca, sala da pranzo dei dipendenti e anticucina, preceduti probabilmente da un portico aperto verso il cortile, in seguito chiuso a formare una anticamera di accesso. L’impianto architettonico canonico prevedeva, ad una estremità del portico del corpo centrale, uno scalone di rappresentanza, presente appunto nella Villa Puricelli e costituito da due eleganti rampe in pietra di Viggiù, con inserti decorativi in ferro, che sarebbe da ascrivere al pieno Seicento.
Lo scalone permetteva di raggiungere il piano nobile, che ripeteva sostanzialmente l'impianto del piano inferiore, con stanze comunicanti "in enfilade" (attuali camere da letto) e affacciate sulla galleria o loggia superiore al portico. Particolare degno di nota è relativo alla presenza, al piano nobile, di un vasto ambiente centrale, probabilmente adibito in passato a sala principale. La trasformazione degli interni, avvenuta a motivo di modifiche nella destinazione d'uso, ha presumibilmente causato la perdita di elementi decorativi che forse qualificavano ogni stanza, come porte, sovraporte e cornici.

Ai lati del corpo centrale si staccavano due ali parallele di diversa lunghezza, ad esso ortogonali, costituenti probabilmente le zone di servizio della casa. Esse erano contraddistinte al piano terreno da vasti porticati i cui intercolunni oggi risultano chiusi da ampie vetrate. In particolare, l'ala di destra (ala nord), più corta, presenta una struttura che dimostrerebbe addirittura l'esistenza di un portico passante: le colonne con capitelli inglobate nello spessore delle murature del perimetrale nord e di quello mediano interno permettono infatti di ipotizzare un unico portico terreno della larghezza di quattro campate, ritmato sui prospetti da archi ribassati.

L'edificio, così costituito, rimase ai Ranzani fino al 1843, quando Bianca, figlia di Giovan Battista del fu Pietro Martire, morì e rese eredi di tutto il patrimonio il marito Carlo Besana e la cognata Camilla, vedova Fè. Probabilmente tra la fine del Settecento e la prima metà dell'Ottocento, l'edificio subì le prime importanti trasformazioni, che ben si rilevano confrontando la mappa settecentesca con quella, successiva di circa cento anni, del Catasto Lombardo-Veneto (1854).

Evidenti modifiche riguardarono probabilmente l'ala nord, che venne ampliata affiancando al portico una testata quadrangolare, e l'ala sud, che subì un prolungamento con la costruzione di un lungo e stretto edificio, denominato "Casa colonica"; costruito prima del 1828 e distrutto, come si vedrà, dopo il 1900. Poco distante dal fabbricato, a fianco della strada che collegava Lomnago a Casale Litta, sul mappale n° 44 che nel Catasto Teresiano era destinato ad orto, venne costruito un piccolo edificio rurale, oggi adibito a Cappella, che verrà poi inglobato nel complesso. Unici riferimenti precisi a tali modifiche si rilevano dalla denuncia catastale fatta intorno al 1860 circa da Giuseppe Fè a proposito di miglioramenti attuati dopo il 1828 agli stabili e ai terreni di proprietà. Si apprende così che a fianco del cortile principale esisteva già una corte rustica nella quale, fra il 1830 e il 1850, furono attuate alcune variazioni: venne fabbricato un portico in tre campate e, al di sopra di una recente rimessa, due fienili vennero trasformati in due stanze da letto, mentre nel 1848 una parte della cantina venne mutata in cucina.

A quest'epoca risalirebbe probabilmente anche la composizione architettonica delle facciate, ritmate da aperture contraddistinte da motivi decorativi di ispirazione classica, costituite da semplici cornici e da timpani triangolari. Particolarmente interessante risulta la facciata verso il parco retrostante che, non avendo subito il recente restauro dei prospetti principali, mantiene ancora inalterati gli intonaci e le modanature architettoniche.

FotoStorica2Gli ultimi proprietari adibirono l'antica casa d'abitazione dei Ranzani a "Casa di villeggiatura". Come si apprenderà in seguito con i documenti catastali del 1879, l'edificio si articolava già su 2 piani ed era composto da 26 stanze. Con le morti di Carlo Besana e della sorella Camilla, avvenute rispettivamente il 14 dicembre 1850 e 1'11 giugno 1861, i beni passarono al figlio della stessa Camilla, Giuseppe Fè. All'epoca di Giuseppe Fè la residenza si componeva della cantina, ridotta in parte a cucina; di 6 campate di portico; di una cantina; di 13 luoghi terreni; di 2 stalle, una rimessa e un fienile; di 7 locali al primo piano; di una loggia; di 8 luoghi superiori; di un granaio e di un sito di torchio.

Alla morte di quest'ultimo, avvenuta a Milano il 25 aprile 1893, il patrimonio passò per successione alla famiglia del parente Vittorio Manzi. L'intera proprietà, notevolmente diminuita nei terreni (da circa 766 pertiche a 492) per effetto delle vendite attuate dai Besana e dai Fè, venne ampliata a partire dal 1895 quando il Manzi acquistò dalla Prebenda Parrocchiale di Bodio con Lomnago la casa colonica con orto e aratorio annessi, posta a fianco della casa d'abitazione, demolita successivamente per realizzare il futuro parco.

Proprio in questi anni a cavallo fra Ottocento e Novecento il Manzi realizzò quegli importanti cambiamenti interni che, nel giro di qualche anno, fecero aumentare il numero dei vani fino a 40. Una planimetria di Lomnago eseguita nel 1900 per la costruzione della nuova strada da Casale Litta a Lomnago, attesta uno stato di fatto dell'edificio ancora analogo a quello registrato nelle mappe del Catasto Lombardo-Veneto della metà dell'Ottocento.

Risalirebbero dunque agli inizi del Novecento le maggiori trasformazioni subite dalla Villa, caratterizzate da demolizioni e successive ricostruzioni. Come si è detto, particolarmente significativi dovettero risultare gli abbattimenti delle case coloniche di proprietà Manzi e di quelle acquistate nel 1899 da Giuseppe Bossi del fu Galeazzo, demolizioni che permisero di costruire, al principio della strada per Casale, anche un nuovo edificio adibito a portineria e a locali di servizio.

A questa fase di modifica degli ambienti interni della casa si deve l'aggiunta di una sala al piano terreno (e del relativo superiore) posta nell'angolo nord-ovest (oggi sala di rappresentanza), a fianco dello scalone. Questa, seppur decorata all'interno con motivi neo-settecenteschi, evidenzia la sua posterità sulle superfici dei prospetti esterni dove sono riconoscibili discontinuità murarie e diversità di decorazioni architettoniche.

Fra il 1901 e il 1909 la proprietà di Vittorio Manzi passò dapprima alla moglie Anna Reichman e ai figli Ignazio Giorgio, Alfonso, Alberto e Rosa, poi al solo Ignazio Giorgio. Costui, il 30 giugno 1911, la vendette all'ingegnere Piero Puricelli il quale, a sua volta, nel 1953 rese erede il figlio Franco di tutto il suo patrimonio esistente a Lomnago, ammontante a circa 119 ettari. A questi ultimi proprietari forse si devono alcune decorazioni parietali e d'arredo in stile generalmente eclettico ancora presenti nell'edificio. La Villa con il parco e le dipendenze, sede di una casa albergo per anziani, è oggi di proprietà della "Fondazione Cardinal Giacomo Lercaro" di Bologna, venutane in possesso con donazione fatta da Franco Puricelli negli anni Sessanta del Novecento. Negli anni Sessanta del Novecento, Franco Puricelli, erede dell’ingegner Piero Puricelli, donò Villa Puricelli alla Fondazione Cardinal Giacomo Lercaro di Bologna che l’adibì a casa di riposo per anziani. Villa Puricelli fu successivamente ampliata fino a diventare, dal 1999 l’attuale Residenza.

Tratta dal libro: Bodio Lomnago - "Storia di una comunità tra lago e colli" di Nicolini Editore

 

 

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